Pubblicato il Maggio 10, 2024

Molte associazioni faticano a garantire competenze elevate con budget limitati, percependo la formazione come un obbligo costoso e non come una leva strategica.

  • La soluzione non è tagliare i costi, ma ingegnerizzare un sistema di mantenimento delle competenze che trasforma le risorse gratuite, come i corsi dei CSV, in asset strategici misurabili.
  • L’integrazione di micro-learning video e simulazioni pratiche permette di superare l’inefficacia delle lezioni frontali, garantendo un apprendimento continuo ed efficace.

Raccomandazione: Smetti di “organizzare corsi” e inizia a “progettare un sistema di gestione del rischio” basato sulla competenza, dove ogni ora di formazione gratuita è un investimento calcolato sulla sicurezza del beneficiario e la tutela dell’ente.

Per ogni Ente del Terzo Settore, specialmente quelli operativi in ambiti critici come il soccorso o l’assistenza, la competenza dei volontari non è un optional, è la prima linea di difesa del beneficiario. Eppure, la realtà quotidiana è una lotta costante tra l’esigenza di aggiornamento continuo e budget inesistenti. Molti manager vedono la formazione come un obbligo da adempiere nel modo più economico possibile, spesso riducendola a noiose lezioni serali che faticano a trattenere l’attenzione. Si cercano soluzioni rapide, si spera nella buona volontà dei singoli e si naviga a vista tra scadenze normative e buchi di organico.

Ma se il vero problema non fosse la mancanza di fondi, bensì un approccio strategico errato? Se invece di chiederci “come risparmiamo sulla formazione?” iniziassimo a domandarci “come ingegnerizziamo un sistema che garantisca la competenza a costo zero?”. La vera svolta non consiste nel trovare fondi magici, ma nel trasformare le immense risorse gratuite già disponibili in un sistema di mantenimento delle competenze, costante e verificabile. Questo non è solo un cambio di prospettiva: è un imperativo etico e operativo. La competenza non è un costo, è il fondamento su cui si regge la fiducia dell’utente e la reputazione dell’associazione.

Questo articolo non ti fornirà un elenco di corsi, ma una strategia operativa. Vedremo come calcolare il valore economico delle risorse gratuite, come implementare moduli formativi efficaci a impatto zero e come gestire le inevitabili resistenze, con l’unico obiettivo di tutelare il beneficiario attraverso l’eccellenza dei tuoi volontari.

Perché non sfruttare i corsi gratuiti dei Centri di Servizio per il Volontariato è uno spreco?

Ogni anno, la rete dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) mette a disposizione un patrimonio formativo immenso e, nella maggior parte dei casi, completamente gratuito. Basti pensare che, solo per fare un esempio, iniziative come L’Alveare CSV formazione propongono continuamente eventi gratuiti online su temi cruciali, dal fiscale alla gestione. Ignorare questa offerta non è solo un’occasione persa, è un vero e proprio spreco economico e strategico. Il primo passo per un Training Manager efficace è smettere di vedere questi corsi come un “extra” e iniziare a trattarli come un asset aziendale, il cui valore è misurabile.

L’approccio corretto non è semplicemente “mandare i volontari a un corso”, ma integrare l’offerta formativa dei CSV nella propria ingegneria della competenza. Questo significa mappare i bisogni formativi interni e incrociarli proattivamente con i cataloghi dei CSV locali e nazionali. Un esempio virtuoso è l’Università del Volontariato del CSV di Belluno Treviso, che da oltre un decennio offre percorsi flessibili dove i volontari possono scegliere singole lezioni, creando un modello di apprendimento personalizzato e accessibile. L’adozione di un simile modello consente di costruire piani di sviluppo individuali senza spendere un euro.

Ma come si dimostra al direttivo che questo “risparmio” è un guadagno concreto? Attraverso il calcolo del valore figurativo. Si tratta di quantificare quanto sarebbe costato all’associazione erogare quella stessa formazione internamente o acquistandola sul mercato. Questo calcolo trasforma un’opportunità gratuita in una cifra tangibile nel bilancio sociale o nella rendicontazione di un progetto. Dimostra non solo un risparmio, ma una gestione oculata e strategica delle risorse disponibili, rafforzando la credibilità dell’ente verso i finanziatori e gli stakeholder.

Piano d’azione: come quantificare il valore della formazione gratuita

  1. Mappatura delle mansioni: Identifica e raggruppa le mansioni svolte dai volontari in categorie omogenee (es. soccorritore, autista, amministrativo).
  2. Parametrizzazione economica: Per ogni categoria, individua il livello retributivo corrispondente in un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di riferimento (es. sanità, logistica).
  3. Calcolo del costo orario: Moltiplica la retribuzione oraria lorda del livello identificato per il numero di ore di attività registrate nel Registro dei volontari.
  4. Determinazione del valore totale: Somma i valori ottenuti per tutte le categorie. Questo è il costo figurativo totale, ovvero il valore economico prodotto dai volontari.
  5. Analisi del ROI formativo: Confronta il costo evitato grazie ai corsi gratuiti del CSV con il valore figurativo della competenza acquisita. Puoi dimostrare, ad esempio, che un corso BLSD gratuito ha generato un valore X, prevenendo un rischio Y.

Come usare video di 5 minuti per aggiornare i volontari sulle nuove procedure?

In un’organizzazione di volontariato, il tempo è la risorsa più scarsa e preziosa. Chiedere a un volontario, dopo una giornata di lavoro e un turno in associazione, di seguire un’ora di lezione su una nuova procedura è spesso irrealistico e controproducente. La soluzione risiede nel micro-learning procedurale: l’uso di video brevi, di 3-5 minuti, focalizzati su un singolo compito o aggiornamento. Questo approccio asincrono permette al volontario di formarsi quando e dove preferisce, trasformando i tempi morti (un viaggio in autobus, una pausa caffè) in momenti di apprendimento.

L’obiettivo di questi video non è una formazione teorica completa, ma il rinforzo di una sequenza di azioni. Ad esempio: “Come si sanifica correttamente l’ambulanza post-servizio?”, “Quali sono i 5 passaggi per compilare il nuovo modulo di presa in carico?”. La chiave è la specificità. Un esempio eccellente è quello del Centro Servizio Volontariato Etneo (CSVE), che ha creato una serie di videolezioni gratuite su YouTube per la formazione in Protezione Civile, coprendo argomenti pratici come il BLS o il montaggio delle tende. Questa videoteca digitale diventa un archivio di competenze sempre accessibile, un “manuale d’uso” vivente per l’intera organizzazione.

Volontaria che guarda tablet con contenuti formativi in pausa dal servizio

Creare un sistema di questo tipo non richiede budget hollywoodiani. È sufficiente uno smartphone di buona qualità e un volontario con buone capacità comunicative. La vera sfida è l’organizzazione dei contenuti. È essenziale creare una videoteca ben indicizzata, magari su un canale YouTube privato o un gruppo Telegram, dove i video sono organizzati per tematiche (es. “Procedure Sanitarie”, “Uso Attrezzature”) e facilmente ricercabili. Per chiudere il cerchio formativo, ogni video può essere seguito da un breve quiz con 2-3 domande tramite Google Forms, per verificare l’effettiva comprensione e tracciare il completamento dell’aggiornamento.

Role-playing o esercitazione sul campo: quale metodo fissa meglio le procedure di sicurezza?

Quando si tratta di procedure di sicurezza, la teoria non basta. Un volontario può conoscere a memoria un protocollo antincendio, ma il vero test è la sua capacità di applicarlo sotto stress, con il fumo che riempie la stanza. Qui si apre il confronto tra due potentissimi strumenti di apprendimento esperienziale: il role-playing e l’esercitazione sul campo. Il role-playing, o gioco di ruolo, è una simulazione in ambiente controllato dove i volontari interpretano scenari specifici (es. comunicare una cattiva notizia, gestire un utente aggressivo). È eccellente per sviluppare competenze relazionali e decisionali in un contesto sicuro.

L’esercitazione sul campo, invece, porta la simulazione a un livello superiore di realismo. Si tratta di ricreare condizioni operative quasi reali, spesso in collaborazione con altri enti. Un esempio magistrale è la maxi-simulazione “Help in the Night”, dove 140 volontari della Croce Rossa Lombardia hanno gestito uno scenario notturno di terremoto ed esplosione insieme a Protezione Civile e Vigili del Fuoco. Eventi come questo non testano solo la procedura, ma l’intera catena di comando, la comunicazione inter-ente e, soprattutto, la gestione dello stress individuale e di squadra.

Quale metodo scegliere? Non sono alternativi, ma complementari. Il role-playing è ideale per l’addestramento di base e per affinare abilità specifiche a basso costo. L’esercitazione è l’esame finale, il crash test del sistema organizzativo. Come sottolinea un esperto formatore della CRI in un’analisi per l’Associazione Italiana Formatori:

L’addestramento sul campo e le esercitazioni di gruppo comportano lo sviluppo di capacità attentive come l’osservazione e l’ascolto attivo, la rapidità e la sicurezza nell’uso delle attrezzature.

– Paolo, formatore CRI, Associazione Italiana Formatori

La chiave è integrare entrambi in un percorso progressivo: si impara la tecnica con il role-playing, la si valida e la si interiorizza con l’esercitazione sul campo. È questo il percorso che trasforma la conoscenza in competenza reale e affidabile.

Il rischio di lezioni frontali teoriche che addormentano la platea serale

Immagina la scena: sono le nove di sera. I volontari arrivano in sede dopo una lunga giornata di lavoro. Li attende una sala riunioni, una sedia scomoda e un formatore che proietta slide dense di testo per un’ora. Questo scenario, purtroppo comune, è la ricetta perfetta per l’inefficacia. La lezione frontale teorica, soprattutto in orario serale, combatte una battaglia persa contro la stanchezza fisica e mentale. L’apprendimento passivo, basato sull’ascolto, ha tassi di ritenzione bassissimi e non riesce a creare quelle connessioni neurali che solo l’esperienza diretta può generare.

Il rischio principale non è solo la noia, ma la creazione di una falsa sicurezza. Il volontario può aver “sentito” le informazioni, ma non le ha interiorizzate. Non le ha trasformate in un automatismo comportamentale. Di fronte a un’emergenza reale, il cervello sotto stress non attingerà a una slide vista settimane prima, ma a schemi motori e procedurali provati e riprovati. Come confermano gli esperti del settore, la simulazione è superiore perché fornisce un feedback immediato e permette di ripetere le manovre fino a renderle istintive. L’errore fatto durante una simulazione diventa un’ancora mnemonica potentissima, molto più di qualsiasi nozione teorica.

Cerchio di volontari in discussione animata durante sessione formativa serale

Come Training Manager, il tuo ruolo è bandire la passività e promuovere l’interazione. Anche con risorse zero, è possibile trasformare una serata formativa. Invece di una lezione frontale, si può organizzare una discussione su un caso studio reale, un’analisi di gruppo di un video-intervento o un piccolo role-playing su una procedura. L’obiettivo è spostare il focus dal “parlare ai volontari” al “far fare i volontari”. Attivare la platea, porre domande, creare piccoli gruppi di lavoro: queste strategie trasformano l’aula da un dormitorio a una palestra per la mente, dove la competenza viene costruita, non semplicemente trasmessa.

Quando escludere dal servizio chi non ha frequentato l’aggiornamento obbligatorio

È uno dei dilemmi più dolorosi per un responsabile di volontari: cosa fare con chi, per negligenza o impossibilità, non partecipa agli aggiornamenti obbligatori? La risposta istintiva, basata su un principio di rigore, sarebbe l’esclusione immediata dal servizio. Se la competenza tutela il beneficiario, un volontario non aggiornato rappresenta un rischio operativo inaccettabile, sia per l’utente che per l’associazione stessa in termini di responsabilità legale e d’immagine. Questa linea, per quanto logicamente ineccepibile, si scontra con una dura realtà.

La realtà è che il mondo del volontariato sta affrontando una crisi di partecipazione. Secondo dati recenti del Censimento permanente ISTAT, in Italia si registra una diminuzione del 15,7% dei volontari attivi. In questo contesto, ogni volontario perso è una ferita per l’organizzazione. Una politica puramente “punitiva” rischia di decimare le fila, creando buchi nei turni e mettendo a rischio la continuità del servizio. L’esclusione, quindi, non può essere la prima opzione, ma l’ultima spiaggia.

La strategia vincente è quella della gestione flessibile del rischio. Prima di escludere, è necessario aver messo in campo tutte le alternative possibili. Un modello eccellente è quello della Fondazione ANT, che organizza percorsi personalizzati e, per chi non può partecipare ai corsi di gruppo, offre sessioni di recupero one-to-one. Altre strategie includono:

  • Fornire l’aggiornamento tramite micro-learning video con test di verifica finale.
  • Organizzare più date per lo stesso corso, includendo opzioni nel weekend.
  • Affiancare temporaneamente il volontario non aggiornato a un tutor esperto, limitandone l’operatività a mansioni a basso rischio.

L’esclusione diventa una misura necessaria e giustificata solo quando il volontario rifiuta sistematicamente tutte le opzioni di recupero offerte. A quel punto, la decisione non è più punitiva, ma una scelta responsabile a tutela dell’intera comunità.

Come organizzare i corsi antincendio obbligatori senza svuotare le casse dell’associazione?

I corsi sulla sicurezza, come la formazione antincendio o il primo soccorso (D.Lgs. 81/08), rappresentano un capitolo di spesa spesso ineludibile e oneroso per un’associazione. L’obbligo normativo di formare i volontari equiparati a lavoratori si scontra con budget risicati, creando un forte grattacapo gestionale. Tuttavia, considerare questa spesa come un costo fisso e inattaccabile è un errore. Esistono numerose strategie per adempiere agli obblighi di legge in modo intelligente, riducendo drasticamente o addirittura azzerando l’impatto economico.

La prima e più potente leva è la collaborazione territoriale. Un’associazione che si muove da sola sul mercato della formazione ha un potere contrattuale nullo. Ma un gruppo di 5, 10 o 20 associazioni della stessa zona che si presentano unite a un ente formatore accreditato possono negoziare tariffe di gruppo significativamente più basse. Questo approccio consortile trasforma un problema individuale in una soluzione collettiva, spesso facilitata proprio dai Centri di Servizio per il Volontariato, che possono agire da collettori e mediatori.

Un’altra via strategica è l’internalizzazione delle competenze. Invece di acquistare formazione all’esterno ogni anno, l’associazione può investire una tantum per formare un proprio volontario come formatore certificato in materia di sicurezza. Sebbene l’investimento iniziale sia più alto, nel medio-lungo periodo si ripaga ampiamente, garantendo autonomia, flessibilità nell’organizzazione dei corsi e un abbattimento quasi totale dei costi futuri. Per finanziare sia l’approccio consortile che quello dell’internalizzazione, è fondamentale mappare costantemente i bandi specifici, erogati sia dai CSV che dalle fondazioni di origine bancaria, che spesso destinano fondi proprio alla messa in sicurezza delle organizzazioni del Terzo Settore.

Ecco alcune strategie concrete per ottimizzare i costi:

  • Creare consorzi formativi tra più associazioni del territorio per aumentare il potere negoziale.
  • Negoziare tariffe di gruppo con enti formatori accreditati.
  • Mappare bandi specifici di CSV e Fondazioni bancarie dedicati alla sicurezza.
  • Formare un volontario interno affinché diventi un formatore certificato per la sicurezza.
  • Sfruttare le risorse gratuite o a costo agevolato offerte dai Centri di Servizio per il Volontariato.

Da ricordare

  • La formazione gratuita dei CSV non è un bonus, ma un asset strategico il cui valore economico può e deve essere calcolato.
  • Il micro-learning video e le simulazioni pratiche sono più efficaci delle lezioni teoriche per fissare le competenze operative.
  • Prima di escludere un volontario per mancata formazione, è dovere dell’ente offrire tutte le alternative flessibili possibili.

Come definire obiettivi di apprendimento chiari che attirano i partecipanti?

Perché un volontario dovrebbe sacrificare una serata libera per partecipare a un corso di formazione, anche se gratuito? La risposta non risiede nell’obbligo, ma nel desiderio. La motivazione più forte nasce dalla percezione di un beneficio personale e concreto. Il compito di un Training Manager non è solo organizzare corsi, ma “vendere” il valore di questi corsi ai propri volontari. Questo si fa attraverso la definizione di obiettivi di apprendimento chiari e orientati al risultato.

Basta con le descrizioni tecniche e noiose come “Corso sulle nuove normative del trasporto sanitario”. Bisogna tradurre la tecnica in risultato tangibile. La domanda a cui rispondere è: “Cosa saprà fare il volontario, alla fine di questo corso, che prima non sapeva fare?”. Un obiettivo efficace potrebbe essere: “Al termine di questo incontro di 2 ore, sarai in grado di compilare il nuovo verbale di servizio in meno di 5 minuti e senza errori, evitando contestazioni”. Questo linguaggio sposta il focus dal “cosa imparerai” al “quale problema risolverai”.

L’efficacia di questo approccio è dimostrata su larga scala dall’esperienza del Servizio Civile Universale. Un recente rapporto ha evidenziato che l’85% dei volontari consiglierebbe l’esperienza, con un gradimento altissimo per il tutoraggio (84%) e la valorizzazione delle competenze (81%). Il dato più eclatante è che il 23% ha ricevuto un’offerta di lavoro al termine del servizio, a riprova che un percorso formativo con obiettivi chiari e spendibili è un potentissimo attrattore. Per rendere i tuoi corsi irresistibili, trasforma ogni obiettivo in una promessa: prometti una nuova abilità, la soluzione a un problema frustrante o una competenza che arricchirà il loro curriculum. Affiancare a ogni obiettivo una breve testimonianza video di un volontario che ha già beneficiato di quella formazione può aumentarne esponenzialmente l’attrattiva.

Gestire i turni dei volontari: strumenti per evitare buchi nel servizio e litigi

Un sistema formativo eccellente è inutile se, alla fine, il servizio rimane scoperto. La gestione dei turni è il motore operativo di qualsiasi associazione e, se gestita male, può diventare la principale fonte di frustrazione, litigi e inefficienze. L’era dei fogli Excel appesi in bacheca o degli infiniti gruppi WhatsApp per coprire un buco all’ultimo minuto è finita. Oggi, la tecnologia offre strumenti potenti e spesso gratuiti per ingegnerizzare questo processo, rendendolo più equo, trasparente ed efficiente.

L’obiettivo è passare da un modello “top-down”, dove un responsabile assegna i turni, a un modello collaborativo e responsabilizzante. Piattaforme digitali e app specifiche permettono ai volontari di visualizzare il calendario, proporre la propria disponibilità, scambiare turni con i colleghi e ricevere notifiche automatiche. Questo non solo alleggerisce il carico di lavoro del coordinatore, ma aumenta il senso di autonomia e controllo del singolo volontario. Un esempio innovativo è ApptoMe, una startup toscana che ha sviluppato un’app che, oltre alla gestione dei turni, introduce elementi di gamification, come medaglie virtuali per premiare i volontari più attivi, stimolando una competizione sana.

Esistono diverse soluzioni software gratuite che possono rivoluzionare la gestione dei turni. La scelta dipende dalle dimensioni e dalla complessità dell’associazione, ma tutte condividono l’obiettivo di automatizzare le attività a basso valore aggiunto per liberare tempo da dedicare al servizio.

Ecco un confronto tra alcune delle opzioni gratuite disponibili, come evidenziato da un’analisi comparativa di Capterra, portale di riferimento per la scelta di software gestionali.

Confronto software gratuiti per gestione turni
Software Funzioni principali Vantaggi
VolunteerMark Pianificazione turni, promemoria automatici, report ore servizio Cloud-based, messaggi di gruppo mirati
Tommy Turni App mobile, analisi statistiche, sistema notifiche Proposta sostituzione turno, bacheca elettronica
Turni-Online Gestione web responsive, import/export dati Interfaccia adattiva per ogni device

Adottare questi strumenti non significa solo ottimizzare un processo, ma prendersi cura del tempo e della motivazione dei propri volontari. Un sistema di turni ben gestito è il prerequisito fondamentale per un’associazione sana, efficace e pronta a investire sulla competenza dei suoi membri.

Scritto da Giulia Bianchi, Psicologa del Lavoro e Responsabile Risorse Umane specializzata nel settore del volontariato. Esperta in selezione, formazione, motivazione dei volontari e gestione della sicurezza (DVR) negli ambienti associativi.