Pubblicato il Marzo 15, 2024

Vedere la propria pratica di iscrizione al RUNTS bloccata per mesi a causa di cavilli statutari è l’incubo di ogni associazione. La causa non è la sfortuna, ma un approccio reattivo anziché strategico.

  • Errori comuni come scopi sociali generici o una rigida divisione delle norme possono paralizzare l’operatività e precludere l’accesso a fondi come il 5 per mille.
  • La chiave è concepire lo statuto non come un adempimento burocratico, ma come l’architettura fondamentale che garantisce agilità e conformità future.

Raccomandazione: Adottate un approccio da “giurista preventivo”, effettuando uno “stress test” del vostro statuto prima dell’invio per identificare e risolvere i punti deboli che un esaminatore del RUNTS noterà immediatamente.

L’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) rappresenta un passaggio cruciale per ogni associazione che desidera accedere ai benefici fiscali e alle opportunità della Riforma. Eppure, per molti fondatori e presidenti, questo percorso si trasforma in un’odissea burocratica, con richieste di integrazioni documentali che si protraggono per mesi. La frustrazione è comprensibile, ma la causa è quasi sempre la stessa: uno statuto redatto senza una visione strategica, concepito come un semplice obbligo di legge anziché come il DNA operativo dell’ente.

Molti si concentrano su modelli standardizzati o si limitano a copiare clausole senza comprenderne le implicazioni pratiche. Si parla di organi sociali, di quote associative, ma si trascura il vero cuore del problema. L’errore fatale non è quasi mai una palese violazione di legge, bensì una formulazione ambigua, una rigidità strutturale o l’omissione di “clausole-sentinella” che proteggono l’associazione da future criticità. Il risultato? Un documento che, pur sembrando formalmente corretto, viene respinto perché non risponde alle domande operative che un funzionario del RUNTS si pone: cosa succede in caso di scioglimento? Le attività sono definite con sufficiente chiarezza per giustificare l’accesso al 5 per mille? La struttura è agile o ingessata?

Questo articolo abbandona l’approccio tradizionale basato sulla mera elencazione delle norme. Adotteremo, invece, la prospettiva di un giurista specializzato il cui obiettivo non è navigare la burocrazia, ma prevenirla. Analizzeremo gli errori più insidiosi, quelli che bloccano le pratiche, e forniremo gli strumenti per costruire un’architettura normativa solida, dove lo statuto è la base immutabile e il regolamento interno il motore flessibile dell’operatività quotidiana. L’obiettivo è trasformare lo statuto da potenziale ostacolo a principale acceleratore del vostro percorso nel Terzo Settore.

In questa guida approfondita, esamineremo punto per punto come costruire fondamenta giuridiche solide per la vostra associazione. Analizzeremo le clausole critiche, le scelte strategiche e le procedure operative per navigare il processo di iscrizione e gestione nel RUNTS con sicurezza e competenza.

Perché l’assenza della clausola sulla devoluzione del patrimonio vi costerà caro?

Una delle sviste più comuni e gravi nella redazione di uno statuto per un Ente del Terzo Settore (ETS) riguarda la clausola di devoluzione del patrimonio. Molti la considerano una mera formalità legata a un’ipotesi remota come lo scioglimento dell’ente, ma per l’ufficio del RUNTS è una “clausola-sentinella” fondamentale. La sua assenza o una sua formulazione imprecisa è causa di blocco immediato della pratica. La logica è ferrea: il patrimonio di un ETS, accumulato grazie a benefici fiscali e al sostegno della comunità, non può essere distribuito tra i soci (divieto di distribuzione degli utili, anche indiretta). Deve, per legge, tornare alla collettività tramite un altro ETS.

L’articolo 9 del Codice del Terzo Settore è esplicito: in caso di scioglimento, estinzione o cancellazione dal RUNTS, il patrimonio residuo deve essere devoluto, previo parere positivo dell’Ufficio RUNTS, ad altri Enti del Terzo Settore. Se lo statuto non specifica le modalità, la competenza passa alla Fondazione Italia Sociale. Omettere questa clausola o scriverla in modo generico (es. “il patrimonio sarà devoluto a fini di pubblica utilità”) non è solo un errore formale, ma espone l’ente a un respingimento garantito. L’ufficio deve avere la certezza giuridica che il patrimonio non venga disperso o, peggio, appropriato indebitamente. Una clausola ben scritta non è solo un requisito, ma una dichiarazione di intenti che dimostra la piena adesione ai principi del non profit.

Ignorare questo aspetto significa non solo ritardare l’iscrizione, ma anche dimostrare una scarsa comprensione della natura stessa di un Ente del Terzo Settore, un errore che nessun esaminatore è disposto a perdonare.

Come far approvare le modifiche statutarie dall’assemblea straordinaria senza intoppi?

Adeguare lo statuto alla Riforma del Terzo Settore non è solo un esercizio legale, ma anche un processo di gestione del cambiamento interno. L’approvazione da parte dell’assemblea straordinaria può trasformarsi in un campo minato se i soci non comprendono la necessità e i benefici delle modifiche. L’ostacolo più grande è la percezione che si tratti di “inutile burocrazia” imposta dall’alto. Per superare questa resistenza, la trasparenza e la comunicazione preventiva sono strumenti imprescindibili, molto più efficaci di una semplice convocazione formale.

Il successo di un’assemblea straordinaria si costruisce nelle settimane precedenti. Organizzare incontri informativi per illustrare le ragioni dell’adeguamento, evidenziando non solo gli obblighi ma anche le opportunità (accesso a bandi, 5 per mille, regimi fiscali di favore), è fondamentale. Un’ottima strategia consiste nel preparare una tabella comparativa “prima/dopo” che mostri chiaramente ogni articolo modificato e la relativa motivazione. Questo strumento demistifica il linguaggio giuridico e rende tangibili i cambiamenti. È inoltre importante ricordare ai soci che per le modifiche imposte come obbligatorie dal Codice, la legge prevede una procedura semplificata con quorum ridotti (maggioranza ordinaria), un argomento forte per accelerare il processo.

Assemblea straordinaria di un'associazione italiana durante una votazione

Fornire la bozza del nuovo statuto con un congruo preavviso (almeno 15 giorni) permette a tutti di arrivare preparati e favorisce un dibattito costruttivo anziché ostruzionistico. Un’assemblea ben preparata non è una formalità da sbrigare, ma un momento di partecipazione democratica che rafforza la coesione e la consapevolezza dell’associazione. La mancata approvazione non è solo un problema legale, ma il sintomo di una frattura tra l’organo direttivo e la base sociale, una criticità ben più profonda da affrontare.

In definitiva, un processo di modifica statutaria gestito con intelligenza non solo garantisce la conformità al RUNTS, ma consolida anche la fiducia e l’impegno dei soci verso la missione dell’ente.

Statuto rigido o Regolamento flessibile: dove inserire le norme operative?

Uno degli errori strategici più gravi nella stesura di uno statuto è quello di caricarlo di norme operative e dettagli procedurali. Questa pratica, spesso dettata da un eccesso di zelo, crea uno “statuto rigido” che ingessa l’associazione. Ogni minima modifica, come l’adeguamento delle quote associative o l’introduzione di una nuova modalità di tesseramento online, richiederebbe una costosa e complessa assemblea straordinaria con intervento notarile. La soluzione risiede in una corretta “architettura normativa”, che distingue nettamente le fondamenta (lo statuto) dalla struttura operativa (il regolamento interno).

Lo statuto deve contenere solo gli elementi essenziali e immutabili: le finalità e gli scopi, i diritti e doveri dei soci, la composizione e i poteri degli organi sociali, le norme sullo scioglimento e la devoluzione del patrimonio. Tutto ciò che riguarda il “come fare le cose” – le procedure di iscrizione, le tariffe, le modalità di utilizzo degli spazi, le regole di funzionamento dei gruppi di lavoro – deve essere demandato a un regolamento interno. Quest’ultimo può essere approvato e modificato con una semplice delibera del consiglio direttivo o dell’assemblea ordinaria, garantendo all’associazione l’agilità necessaria per adattarsi rapidamente a nuove esigenze o opportunità.

Questa separazione è un segnale di maturità organizzativa molto apprezzato in sede di valutazione del RUNTS. Un esempio pratico è la gestione dell’organo di controllo: come evidenziato da un’analisi sulle normative degli ETS, un’associazione può prevedere nello statuto una clausola generale sull’organo di controllo, specificando che diventerà operativa solo al superamento di determinate soglie dimensionali, demandando i dettagli al regolamento. La tabella seguente chiarisce questa ripartizione strategica.

Allocazione delle norme: Statuto vs Regolamento interno
Tipo di norma Statuto (modifiche con notaio) Regolamento interno (modifiche con delibera)
Scopi e finalità dell’ente ✓ Obbligatorio
Organi sociali e loro funzioni ✓ Obbligatorio
Modalità operative quotidiane ✓ Consigliato
Quote associative e tariffe ✓ Consigliato
Procedure di iscrizione online ✓ Consigliato
Devoluzione patrimonio ✓ Obbligatorio

Scegliere un’architettura normativa flessibile non è una scappatoia, ma una decisione consapevole che libera l’associazione dalla prigione della burocrazia auto-imposta, permettendole di concentrarsi sulla sua missione.

Il rischio di definire scopi sociali troppo generici che impediscono l’accesso al 5 per mille

L’accesso al 5 per mille è una delle più importanti fonti di sostentamento per gli ETS, ma è subordinato a un requisito non negoziabile: la chiara e specifica indicazione nello statuto delle attività di interesse generale svolte. Un errore fatale, che causa il rigetto di innumerevoli domande, è la definizione di scopi sociali con formule vaghe e onnicomprensive come “promuovere la cultura in ogni sua forma” o “svolgere attività sociali”. Queste dichiarazioni generiche sono bandiere rosse per l’Agenzia delle Entrate e per il RUNTS. Secondo la normativa vigente sul terzo settore, l’ammissibilità al beneficio richiede che lo statuto elenchi in modo puntuale una o più delle attività previste dall’articolo 5 del Codice del Terzo Settore.

L’esaminatore deve poter collegare in modo inequivocabile lo scopo dichiarato a una delle lettere dell’art. 5 (es. “organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale”, lettera i). La genericità non solo preclude l’accesso al 5 per mille, ma mette in dubbio l’identità stessa dell’ente. Per evitare questo rischio, è consigliabile adottare la “tecnica del nucleo e delle attività connesse”: definire con precisione l’attività di interesse generale principale e, successivamente, elencare le attività secondarie e strumentali che la supportano, sempre rimanendo nel perimetro del Codice. Questo approccio dimostra una pianificazione strategica e una chiara consapevolezza della propria missione.

Piano d’azione: La tecnica del nucleo per definire le attività

  1. Definire un’attività principale: Scegliere e descrivere con terminologia specifica una delle attività elencate nell’art. 5 del CTS (es. “educazione e formazione”, “tutela dell’ambiente”).
  2. Evitare la genericità: Sostituire formule come “attività culturali varie” con descrizioni precise (es. “organizzazione di corsi di teatro, concerti e mostre d’arte”).
  3. Prevedere attività connesse: Elencare attività secondarie e strumentali che sono funzionali a quella principale, specificando che sono svolte nei limiti previsti dalla legge.
  4. Collegare alla finalità: Esplicitare sempre che ogni attività è svolta per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
  5. Verificare la coerenza: Assicurarsi che le attività dichiarate siano coerenti con i codici ATECO che verranno comunicati al RUNTS e all’Agenzia delle Entrate.

In sintesi, uno statuto con scopi ben definiti è la vostra migliore polizza assicurativa per garantire l’accesso ai fondi e dimostrare la serietà del vostro impegno sociale.

Quando revisionare il regolamento interno: i segnali che le regole attuali vi stanno frenando

Se lo statuto è la costituzione dell’associazione, il regolamento interno è il suo codice operativo. Mentre il primo è pensato per durare, il secondo deve essere un documento vivo, capace di evolvere con l’ente. Tuttavia, molte associazioni lo redigono e poi lo dimenticano in un cassetto, scoprendo troppo tardi che le norme al suo interno sono diventate un freno anziché un aiuto. Riconoscere i segnali che indicano la necessità di una revisione è fondamentale per mantenere l’agilità e l’efficienza dell’organizzazione.

Il primo campanello d’allarme è la lentezza decisionale. Se le decisioni operative, come l’approvazione di una piccola spesa o l’avvio di un nuovo progetto, richiedono settimane a causa di procedure complesse o poco chiare, il regolamento ha fallito il suo scopo. Altri “red flag” includono conflitti ricorrenti tra volontari o tra diverse aree di attività per l’uso di risorse condivise, oppure la confusione dei nuovi arrivati che non sanno a chi rivolgersi per questioni pratiche. Quando le procedure di rimborso spese generano malcontento o ritardi sistematici, o quando si fa fatica ad applicare le norme sulla trasparenza, è il momento di intervenire.

Revisione documenti e regolamento interno di un'associazione

La revisione del regolamento interno non deve essere vista come una crisi, ma come una manutenzione ordinaria. È un’opportunità per snellire i processi, chiarire le responsabilità e adattare le regole alle nuove dimensioni o attività dell’ente. Un regolamento efficace deve rispondere alle esigenze del presente, non riflettere un’organizzazione che non esiste più. Ignorare questi segnali porta a inefficienze, frustrazione e, nei casi peggiori, alla paralisi operativa, minando la capacità dell’associazione di perseguire la sua missione.

Mantenere il regolamento aggiornato e funzionale è un investimento a basso costo con un altissimo ritorno in termini di efficienza, armonia interna e capacità di risposta.

APS o ODV: quale qualifica scegliere in base alla prevalenza dei volontari o dei soci?

La scelta della qualifica giuridica all’interno del RUNTS non è un mero dettaglio formale, ma una decisione strategica che definisce l’identità e il modello operativo dell’associazione. Le due opzioni principali per la maggior parte degli enti non profit sono Associazione di Promozione Sociale (APS) e Organizzazione di Volontariato (ODV). Sebbene entrambe rientrino nella grande famiglia degli ETS, presentano differenze sostanziali che devono essere attentamente ponderate in base alla struttura e alla missione dell’ente. La scelta sbagliata può portare a complicazioni gestionali e a una non corrispondenza tra la qualifica e l’effettiva operatività.

La distinzione fondamentale risiede nel rapporto tra volontari e soci e nei destinatari principali delle attività. Le Organizzazioni di Volontariato (ODV) sono caratterizzate da una prevalenza dell’attività di volontariato. Devono avere un numero di volontari superiore alla metà dei soci e le loro attività sono rivolte principalmente a terzi, non agli associati. La loro natura è puramente solidaristica. Al contrario, le Associazioni di Promozione Sociale (APS) possono svolgere attività anche a favore dei propri associati e dei loro familiari. In una APS, il numero dei volontari non deve essere necessariamente superiore a quello dei soci, ma l’apporto di lavoro retribuito non può superare il 50% dei volontari o il 5% dei soci. Come sottolineato da analisi di settore, assumere la veste di APS permette di continuare a usufruire di importanti benefici fiscali, come la de-commercializzazione di determinate attività svolte verso i soci.

La scelta, quindi, dipende dal modello organizzativo: se la vostra associazione si basa su un nucleo di volontari che erogano servizi alla collettività, l’ODV è la strada giusta. Se invece siete un’associazione culturale, ricreativa o sportiva dilettantistica dove le attività sono primariamente a beneficio dei soci, la qualifica di APS è quasi sempre la più appropriata. Questa decisione impatta direttamente sulla stesura dello statuto, che deve riflettere i requisiti specifici della qualifica scelta.

Scegliere tra APS e ODV significa rispondere a una domanda fondamentale: “Chi siamo e per chi operiamo?”. Una risposta chiara a questa domanda renderà tutto il percorso statutario e gestionale più semplice e lineare.

Da ricordare

  • La redazione dello statuto non è un atto burocratico, ma il primo passo strategico per il successo di un ETS.
  • Errori nella definizione degli scopi o nella clausola di devoluzione sono causa di rigetto immediato da parte del RUNTS.
  • Un’architettura normativa intelligente, che distingue tra statuto rigido e regolamento flessibile, garantisce agilità e longevità all’ente.

Rendicontazione del 5 per mille: le regole precise per non dover restituire i fondi

Ottenere il 5 per mille è solo metà del lavoro. La vera sfida, spesso sottovalutata, è la sua corretta gestione e rendicontazione. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali effettua controlli a campione e, in caso di irregolarità, può richiedere la restituzione totale dei fondi, con l’aggiunta di pesanti sanzioni. L’errore più comune è la mancanza di un sistema di tracciabilità che colleghi in modo inequivocabile le spese sostenute con le somme ricevute. Non basta spendere i fondi per scopi istituzionali; è necessario poterlo dimostrare in modo documentale e trasparente.

La chiave per una gestione a prova di controllo è l’adozione di un “sistema di tracciabilità preventiva”. Questo significa agire prima e durante la spesa, non dopo. È indispensabile impostare fin da subito dei centri di costo separati nella contabilità, dedicati esclusivamente alle spese finanziate con il 5 per mille. Ogni singolo giustificativo di spesa (fattura, ricevuta, scontrino) deve essere conservato con cura, sia in formato cartaceo che digitale, e deve essere “marcato” con una dicitura chiara, ad esempio “Spesa finanziata con 5×1000 – Anno X”. Questo piccolo accorgimento semplifica enormemente la ricostruzione dei flussi in caso di ispezione.

Inoltre, la normativa richiede la redazione di un apposito rendiconto e di una relazione illustrativa che descriva le attività svolte e i risultati ottenuti grazie ai fondi. Questa relazione non è una formalità, ma lo strumento che dimostra l’impatto sociale del contributo ricevuto. Come indicato dalle linee guida sul regime fiscale degli ETS, è cruciale verificare la coerenza tra le spese rendicontate e le attività di interesse generale definite nello statuto. Spendere fondi del 5 per mille per attività non previste statutariamente è una delle irregolarità più gravi e contestate.

Implementare un sistema di tracciabilità robusto fin dal primo giorno è il miglior investimento per dormire sonni tranquilli e trasformare il 5 per mille in una solida e ricorrente fonte di finanziamento.

Iscrizione al RUNTS: come superare la verifica dei requisiti senza integrazioni documentali infinite?

Il momento della verità per ogni statuto è il suo invio al RUNTS. L’obiettivo è superare la verifica al primo colpo, evitando la temuta richiesta di integrazioni che può allungare i tempi di mesi. Gli uffici del RUNTS non si limitano a un controllo formale; analizzano la coerenza, la logica e la funzionalità del documento. Per superare questo esame, è necessario pensare come un esaminatore e sottoporre il proprio statuto a un vero e proprio “stress test” prima di inviarlo. Questo processo proattivo permette di identificare e correggere le debolezze che un occhio esperto noterebbe immediatamente.

Uno stress test efficace consiste nel simulare scenari critici. Cosa prevede lo statuto in caso di un grave conflitto all’interno del consiglio direttivo? Le procedure di risoluzione sono chiare o ambigue? Se un socio venisse accusato di condotta lesiva per l’associazione, esistono norme disciplinari e un organo competente (es. collegio dei probiviri) per gestire la situazione? Lo statuto prevede e regola le modalità per operazioni straordinarie come una fusione o una scissione? Verificare la coerenza tra le attività di interesse generale dichiarate e i codici ATECO scelti è un altro passaggio cruciale. Infine, preparare una breve lettera di accompagnamento che evidenzi i punti salienti dello statuto e guidi l’esaminatore nella lettura può fare una grande differenza, dimostrando professionalità e cura.

Adottare questo approccio non solo aumenta le probabilità di un’approvazione rapida, ma offre anche un notevole vantaggio temporale. Infatti, secondo quanto previsto dal DM 106/2020, per gli enti che adottano statuti conformi ai modelli standard approvati dal Ministero, il termine per l’iscrizione si riduce da 60 a soli 30 giorni. Questo incentivo dimostra quanto sia importante per il legislatore avere statuti chiari e conformi fin dall’inizio. Sottoporre il proprio statuto a uno stress test è il modo migliore per avvicinarsi a quello standard di qualità.

Adottare una mentalità proattiva è l’unica via per un’iscrizione rapida. Rivedere le tecniche per superare la verifica del RUNTS vi metterà sulla corsia preferenziale.

Investire tempo nella revisione e nello “stress test” dello statuto prima dell’invio non è una perdita di tempo, ma il guadagno più grande che possiate assicurare alla vostra associazione per partire con il piede giusto nel mondo del Terzo Settore.

Scritto da Marco Valenti, Avvocato specializzato nella riforma del Terzo Settore con oltre 15 anni di esperienza nella consulenza legale per associazioni e fondazioni. Esperto in adeguamenti statutari, iscrizione al RUNTS e gestione della compliance normativa per gli Enti del Terzo Settore (ETS).