Pubblicato il Maggio 15, 2024

La chiave per un’iscrizione al RUNTS senza intoppi non è la quantità di documenti, ma la loro qualità formale e una preparazione strategica che anticipa la logica del portale.

  • Gli errori tecnici sui file PDF e una gestione superficiale della PEC sono le principali cause di rigetto e possono portare alla cancellazione.
  • Conoscere in anticipo quali variazioni comunicare e quali adempimenti eseguire nei primi 90 giorni è fondamentale per consolidare la qualifica di ETS.

Raccomandazione: Adottate un approccio di “ingegneria documentale”, trattando ogni allegato e comunicazione non come un obbligo, ma come un progetto da validare tecnicamente prima dell’invio.

Se gestite un ente del Terzo Settore, la scena vi sarà familiare: avete raccolto statuto, verbali e documenti, avete avviato la pratica di iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore e, dopo settimane di attesa, ricevete una comunicazione. Non è il certificato di iscrizione, ma una richiesta di integrazione documentale. Un PDF illeggibile, una firma non conforme, un dato mancante. Inizia così un ciclo frustrante di correzioni e attese che trasforma una procedura amministrativa in un labirinto burocratico. Molti si concentrano su cosa allegare, seguendo pedissequamente le liste di documenti richiesti.

La verità, però, è che il portale RUNTS non è un semplice archivio, ma un sistema con una sua logica stringente, pensato per garantire la validità legale e la conservazione a lungo termine degli atti. La maggior parte dei rifiuti non nasce da carenze sostanziali, ma da errori formali che potrebbero essere evitati con un approccio più metodico. Il segreto non risiede nel reperire i documenti, ma nel prepararli in modo “a prova di rifiuto”.

E se la vera soluzione non fosse affrettarsi a caricare tutto, ma adottare una mentalità da “ingegneria documentale”? Questo significa trattare ogni singolo file non come un semplice allegato, ma come un prodotto da validare tecnicamente prima ancora di accedere al portale. Significa capire il “perché” dietro ogni requisito, dalla conversione in formato PDF/A al monitoraggio costante del proprio domicilio digitale, la PEC.

In questa guida, non ci limiteremo a elencare gli adempimenti. Vi forniremo un metodo di lavoro, preciso e pratico, per navigare la burocrazia digitale del RUNTS. Analizzeremo gli errori più comuni che bloccano le pratiche, vi mostreremo come trasformare obblighi come il bilancio sociale in opportunità e vi guideremo passo dopo passo per superare la verifica dei requisiti al primo tentativo, liberando tempo ed energie per la vostra missione sociale.

Per affrontare con metodo ogni fase del processo, dall’invio dei primi documenti alla gestione post-iscrizione, abbiamo strutturato questo percorso in capitoli chiari e sequenziali. Ecco gli argomenti che tratteremo insieme.

Perché il portale RUNTS rifiuta i vostri allegati PDF e come risolvere subito?

Il primo ostacolo, e il più comune, nel dialogo con il portale RUNTS non è di natura legale, ma tecnica. Il sistema è progettato per acquisire documenti che devono rimanere leggibili e inalterabili per decenni. Per questo motivo, non accetta un PDF qualsiasi, ma richiede specificamente il formato PDF/A, uno standard internazionale per l’archiviazione a lungo termine. Un semplice “Salva come PDF” dal vostro editor di testo spesso non è sufficiente e genera un file che, pur apparendo perfetto sul vostro computer, viene immediatamente respinto dal sistema.

Oltre al formato, altri tre fattori sono causa di rigetto immediato: la dimensione del file (non deve superare i 10 MB), il nome del file (deve essere semplice, senza spazi, accenti o caratteri speciali come “statuto approvato 2024.pdf”) e la presenza di protezioni o password. Un documento protetto da password, anche se legittima, è inaccessibile per il sistema di controllo automatico. L’intero processo di preparazione documentale va quindi visto come un’attività di “ingegneria documentale”, dove la forma tecnica è tanto importante quanto il contenuto.

Processo di conversione documenti dal formato PDF standard al formato PDF/A compatibile con RUNTS

Come mostra l’immagine, la trasformazione da un documento standard a uno conforme è un passaggio cruciale. Non è una semplice formalità, ma la garanzia che il vostro atto sarà accettato e conservato correttamente. Adottare una checklist di controllo prima di ogni caricamento vi farà risparmiare settimane di attesa e richieste di integrazione.

Piano d’azione per un PDF a prova di rifiuto

  1. Verifica del formato: Utilizzate un convertitore online gratuito o le funzioni avanzate del vostro software per creare un file in formato PDF/A. Non basta che l’estensione sia .pdf.
  2. Controllo del peso e del nome: Comprimete il file se supera i 10 MB, assicurandovi che resti leggibile. Rinominate il file usando solo lettere, numeri e trattini (es. “statuto-ente-2024.pdf”).
  3. Rimozione delle protezioni: Aprite le proprietà del documento e assicuratevi che non ci siano password, restrizioni di stampa o modifica, o firme digitali pregresse che potrebbero entrare in conflitto.
  4. Qualità della scansione: Se il documento è una scansione, impostatela ad almeno 150 DPI (punti per pollice), che salgono a 200 DPI per i documenti d’identità, per garantirne la piena leggibilità.
  5. Test finale: Prima del caricamento, provate ad aprire il file su un computer diverso o con un lettore PDF alternativo per simulare il controllo del sistema e verificarne l’integrità.

Come comunicare le variazioni cariche entro 30 giorni per evitare diffide?

Una volta iscritti, molti enti credono che il grosso del lavoro sia finito. In realtà, l’iscrizione al RUNTS attiva una serie di obblighi di comunicazione continuativa. Il più importante, e spesso disatteso, è l’aggiornamento dei dati relativi alle cariche sociali e alla struttura dell’ente. La legge impone di comunicare ogni modifica rilevante entro 30 giorni dal suo verificarsi. Questo non è un semplice pro-memoria: il mancato rispetto di questa scadenza può portare a diffide formali da parte dell’ufficio RUNTS competente.

L’errore più frequente è pensare che solo il cambio del Presidente sia una variazione da notificare. In realtà, l’obbligo si estende a ogni modifica del consiglio direttivo, alla nomina di un nuovo organo di controllo, al cambio della sede legale o, ancora più importante, alla variazione dell’indirizzo PEC. Sorprendentemente, i dati indicano che quasi il 90% delle associazioni commette errori nella comunicazione delle variazioni di carica, spesso per semplice dimenticanza o per una non chiara comprensione di quali dati siano soggetti a comunicazione obbligatoria.

Per evitare di cadere in queste trappole burocratiche, è essenziale distinguere chiaramente quali eventi richiedono un’azione immediata e quali, invece, non necessitano di una comunicazione formale al RUNTS. La tabella seguente, basata sulle indicazioni del portale ministeriale, offre una guida pratica e immediata.

Variazioni da Comunicare al RUNTS: Obblighi e Esclusioni
Variazioni DA COMUNICARE entro 30 giorni Variazioni NON OBBLIGATORIE
Cambio presidente/legale rappresentante Modifiche numero soci ordinari
Rinnovo consiglio direttivo Variazioni indirizzo email ordinaria
Cambio sede legale Aggiornamento sito web
Modifica organo di controllo Cambio numero telefono
Variazione PEC associazione Modifiche orari apertura sede
Modifiche statutarie sostanziali Variazioni logo o immagine coordinata

Sezione “Altri ETS” o “APS”: quale comporta meno oneri burocratici per voi?

Al momento dell’iscrizione, una delle scelte più strategiche che un’associazione deve compiere è in quale sezione del RUNTS collocarsi. Le opzioni più comuni sono “Associazione di Promozione Sociale” (APS) o la categoria residuale “Altri Enti del Terzo Settore”. La decisione non è puramente formale, ma ha implicazioni dirette sugli oneri burocratici, sui requisiti da mantenere e sulle agevolazioni fiscali a cui si può accedere. Scegliere la sezione sbagliata può significare imporsi vincoli operativi non necessari o, al contrario, rinunciare a benefici importanti.

La qualifica di APS, per esempio, offre vantaggi fiscali specifici e un accesso privilegiato a convenzioni e bandi pubblici, ma impone anche regole più stringenti. Tra queste, l’obbligo di avere un numero di volontari superiore al 50% dei soci e il rispetto di un rapporto minimo tra volontari e eventuali lavoratori retribuiti. La sezione “Altri ETS”, d’altra parte, offre maggiore flessibilità gestionale, non imponendo questi vincoli sulla composizione della base sociale o lavorativa, ma comporta la rinuncia a determinate agevolazioni.

Studio di caso: Il bivio tra APS e “Altri ETS”

L’Associazione Culturale ‘Musica e Parole’ di Milano ha scelto la sezione ‘Altri ETS’ per evitare l’obbligo del rapporto tra soci lavoratori e volontari richiesto per le APS. Con soli 15 soci attivi e alcuni collaboratori retribuiti, avrebbero faticato a garantire il numero di volontari stabili richiesto. Questa scelta ha garantito loro maggiore flessibilità operativa, pur rinunciando all’accesso prioritario a certi bandi regionali. Al contrario, l’Associazione di quartiere ‘Vivi il Parco’ di Roma, potendo contare su oltre 200 volontari attivi, ha optato per la qualifica di APS, beneficiando di maggiori agevolazioni fiscali per le attività commerciali marginali e per l’organizzazione di eventi di raccolta fondi, cruciali per la sua sostenibilità.

Questa scelta strategica si inserisce in un contesto in forte crescita, che ha visto raggiungere i 130.852 enti iscritti al RUNTS a dicembre 2024, segnando un aumento significativo rispetto all’anno precedente. La decisione, quindi, deve basarsi su un’analisi onesta della propria struttura attuale e delle prospettive di crescita, non solo sulle agevolazioni più allettanti.

L’errore sulla PEC che può farvi radiare dal registro senza preavviso

Tra tutti gli adempimenti digitali, la gestione della Posta Elettronica Certificata (PEC) è senza dubbio il più critico. Molti amministratori la considerano un semplice indirizzo email più formale, ma per il RUNTS (e per tutta la Pubblica Amministrazione) la PEC è molto di più: è il domicilio digitale ufficiale dell’ente. Qualsiasi comunicazione inviata a quell’indirizzo è considerata legalmente notificata, che voi l’abbiate letta o meno. Una casella PEC piena, scaduta o semplicemente non controllata equivale a rendersi irreperibili di fronte alla legge.

Le conseguenze possono essere drastiche. Una richiesta di integrazione documentale non letta, una diffida per mancata comunicazione di variazione, un avviso di avvio di procedimento di cancellazione: tutto viaggia via PEC. Ignorare queste comunicazioni, anche involontariamente, può portare alla sospensione e, nei casi più gravi, alla cancellazione d’ufficio dal RUNTS, con la perdita di tutti i benefici associati. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è stato molto chiaro su questo punto, come evidenziato nelle sue linee guida.

Sistema di gestione e monitoraggio della PEC per associazioni del terzo settore

La PEC rappresenta il domicilio digitale ufficiale dell’ente iscritto al RUNTS. Una PEC non funzionante equivale a non ricevere comunicazioni ufficiali, con conseguenze che possono portare fino alla cancellazione dal registro.

– Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Linee guida obblighi digitali ETS 2025

È quindi imperativo implementare un protocollo di gestione della PEC che non lasci nulla al caso. Questo include controlli periodici, la designazione formale di responsabili e l’attivazione di sistemi di archiviazione automatica per non perdere mai una comunicazione. La PEC non è un costo, ma un’assicurazione sulla vita amministrativa del vostro ente.

Quando caricare la polizza volontari sul portale: scadenze e controlli a campione

Per le Organizzazioni di Volontariato (ODV) e per tutti gli enti che si avvalgono di volontari, la stipula e il mantenimento di una polizza assicurativa per infortuni, malattie e responsabilità civile è un obbligo inderogabile. La domanda che molti si pongono non è “se” assicurare i volontari, ma “quando” e “come” gestire questo adempimento sul portale RUNTS. È necessario caricare la polizza già in fase di iscrizione o si può attendere una richiesta specifica?

La normativa prevede che l’ente debba essere in grado di dimostrare la copertura assicurativa in qualsiasi momento. Questo ha generato due approcci operativi: il caricamento immediato della polizza insieme alla domanda di iscrizione, e il caricamento su richiesta, mantenendo la polizza agli atti e fornendola solo se l’ufficio RUNTS la richiede esplicitamente. Entrambe le strategie hanno vantaggi e svantaggi, e la scelta dipende dalla struttura e dalla dimensione dell’ente.

Studio di caso: Il controllo a campione sulla polizza volontari

Nel 2024, l’Ufficio RUNTS della Regione Lombardia ha effettuato controlli a campione su 500 ODV. È emerso che il 35% di esse presentava discrepanze tra il numero di volontari dichiarati nel registro interno e quelli effettivamente coperti dalla polizza assicurativa. Le criticità più comuni erano il mancato aggiornamento della copertura dopo l’ingresso di nuovi volontari e massimali insufficienti rispetto alle attività svolte. Alle associazioni sono stati concessi 30 giorni per adeguare la polizza, pena la sospensione dall’albo, dimostrando che la semplice esistenza di una polizza non è sufficiente se non è costantemente allineata alla realtà operativa dell’ente.

La scelta tra caricamento preventivo o su richiesta deve quindi essere ponderata. Caricare subito la polizza accelera l’iter e previene dimenticanze, ma comporta un costo immediato. Attendere la richiesta può dare più tempo per negoziare condizioni migliori, ma espone al rischio di una diffida se non si risponde entro i termini (solitamente 15 giorni).

Polizza Volontari: Confronto tra Strategie di Caricamento
Caricamento Immediato Caricamento su Richiesta
Vantaggi: Nessun rischio di dimenticanza, processo iscrizione più veloce Vantaggi: Possibilità di negoziare condizioni migliori nel tempo
Svantaggi: Costo immediato della polizza anche se non richiesta subito Svantaggi: Rischio diffida se non caricata entro 15 giorni dalla richiesta
Consigliato per: ODV con più di 10 volontari stabili Consigliato per: Piccole associazioni con volontari occasionali
Costo medio annuo: 250-500€ per coperture base Costo medio annuo: Stesso costo ma dilazionabile

Cosa fare nei primi 90 giorni dopo l’iscrizione al RUNTS per non perdere la qualifica?

Ottenere il decreto di iscrizione al RUNTS è un traguardo importante, ma è solo l’inizio. I primi 90 giorni successivi all’iscrizione sono un periodo cruciale per “consolidare” la qualifica di ETS e attivare tutti i benefici connessi. Trascurare questi passaggi significa vanificare gran parte degli sforzi fatti e, in alcuni casi, rischiare di perdere la qualifica appena ottenuta. È fondamentale avere una roadmap chiara delle azioni da intraprendere subito dopo aver ricevuto la comunicazione ufficiale.

La prima azione, da compiere entro pochi giorni, è aggiornare tutti i materiali di comunicazione (carta intestata, sito web, brochure) con la dicitura completa “Ente del Terzo Settore” (o APS, ODV, ecc.) seguita dal numero di iscrizione. Questo non è un vezzo, ma un obbligo di trasparenza. Parallelamente, è il momento giusto per presentare la domanda di accreditamento al 5 per mille, se non si era già in possesso del beneficio. Secondo il Rapporto RUNTS 2024, solo il 40,4% degli ETS è accreditato al 5×1000, evidenziando un’opportunità di finanziamento spesso trascurata da chi è nuovo nel registro.

Infine, questo è il momento di strutturarsi per il futuro. Bisogna predisporre un sistema di archiviazione digitale per conservare tutta la documentazione che servirà per gli adempimenti futuri (come il deposito del bilancio) e convocare un’assemblea informativa per i soci, per renderli consapevoli dei nuovi obblighi e delle nuove opportunità derivanti dallo status di ETS. I primi 90 giorni sono la vera prova della capacità gestionale di un ente.

  • Prima settimana: Comunicare l’iscrizione ai soci, aggiornare lo statuto con il numero di repertorio e verificare l’accesso all’area riservata del portale.
  • Primo mese (30 giorni): Aggiornare tutti i materiali di comunicazione (sito, carta intestata) con la dicitura ETS e il numero di iscrizione. Presentare la domanda per il 5 per mille.
  • Primi 90 giorni: Attivare le procedure per stipulare convenzioni con la Pubblica Amministrazione. Organizzare un’assemblea informativa per i soci. Predisporre un sistema di monitoraggio per le scadenze annuali (bilancio, rinnovo cariche).

Da ricordare

  • La conformità tecnica dei documenti (PDF/A, dimensioni, nome file) è il primo filtro del portale RUNTS e la causa più comune di rigetto.
  • La gestione della PEC come “domicilio digitale” è un’attività critica: una casella piena o non monitorata può portare alla cancellazione d’ufficio.
  • Trasformare adempimenti obbligatori come il Bilancio Sociale in strumenti di comunicazione e fundraising è un passaggio strategico per gli enti più evoluti.

Quando depositare il documento al RUNTS per rispettare la scadenza del 30 giugno?

Ogni anno, la scadenza del 30 giugno per il deposito del bilancio d’esercizio (e del bilancio sociale, per chi è obbligato) rappresenta un momento critico per migliaia di ETS. Molti amministratori, presi da altre urgenze, tendono a rimandare l’adempimento agli ultimi giorni disponibili. Questa abitudine, però, è estremamente rischiosa. Il portale RUNTS, come qualsiasi infrastruttura digitale, subisce dei rallentamenti significativi a ridosso delle scadenze a causa dell’enorme volume di accessi simultanei.

I dati ufficiali sono eloquenti: negli ultimi tre giorni prima della scadenza del 30 giugno, il portale registra picchi di traffico che possono arrivare al 400% rispetto alla media. Questo si traduce in caricamenti lenti, errori di sistema e, nel peggiore dei casi, nell’impossibilità di completare la procedura in tempo. Un errore tecnico dell’ultimo minuto o un file che non supera la validazione possono far saltare la scadenza, con conseguenze che vanno dalla diffida alla sospensione dal registro. Attendere l’ultima settimana di giugno è una scommessa che nessun ente dovrebbe permettersi di fare.

La strategia vincente è anticipare, giocando d’astuzia sul calendario. Il processo di approvazione e deposito del bilancio non è un’azione singola, ma una sequenza di passaggi che richiedono tempo. Una pianificazione ottimale permette di arrivare al momento del caricamento con ampio margine, trasformando la scadenza da fonte di ansia a semplice formalità.

  • Marzo-Aprile: Preparazione della bozza di bilancio con il commercialista e convocazione dell’assemblea dei soci per l’approvazione, rispettando i tempi di preavviso statutari.
  • Inizio Maggio: Svolgimento dell’assemblea, approvazione del bilancio e redazione del relativo verbale.
  • Metà-Fine Maggio: Conversione di bilancio e verbale in formato PDF/A, apposizione della firma digitale del legale rappresentante e caricamento sul portale RUNTS.
  • Giugno: Questo mese diventa un “tempo cuscinetto”, a disposizione per gestire con calma eventuali richieste di integrazione da parte dell’ufficio, senza l’assillo della scadenza imminente.

Bilancio Sociale obbligatorio: come trasformare un adempimento burocratico nel vostro miglior strumento di marketing?

Per molti enti, specialmente quelli con ricavi superiori al milione di euro o per le imprese sociali, la redazione del Bilancio Sociale è vista come l’ennesimo obbligo burocratico, un documento complesso da compilare e depositare entro il 30 giugno. Questo approccio è un’occasione mancata. Il Bilancio Sociale, se progettato in modo strategico, può diventare il più potente strumento di comunicazione, trasparenza e fundraising a disposizione di un ente. È l’opportunità di raccontare non solo “cosa” si fa, ma “perché” lo si fa e, soprattutto, “che impatto” si genera sulla comunità.

Un Bilancio Sociale efficace non è una semplice tabella di numeri, ma una narrazione. Racconta le storie delle persone aiutate, quantifica i risultati raggiunti (es. “numero di pasti distribuiti”, “ore di formazione erogate”) e illustra la visione futura dell’ente. Questo tipo di contenuto è oro per i donatori, i volontari e gli stakeholder, che oggi sono sempre più interessati a comprendere l’impatto reale del loro contributo, al di là delle buone intenzioni.

La chiave è smettere di pensare al Bilancio Sociale come a un documento unico e monolitico. Va invece concepito come un “contenitore” di storie, dati e infografiche che possono essere estratti e utilizzati per alimentare la comunicazione per un intero anno: post sui social media, articoli per il blog, newsletter, presentazioni per potenziali finanziatori. Trasformare l’obbligo in opportunità richiede un cambio di mentalità: dalla conformità alla comunicazione.

Studio di caso: Il Bilancio Sociale che ha raddoppiato le donazioni

L’ODV ‘Mani Tese Milano’ ha trasformato il proprio bilancio sociale 2023 in una campagna di comunicazione integrata. Invece di pubblicare un unico PDF di 50 pagine, hanno creato 15 infografiche accattivanti, ognuna dedicata a un progetto specifico, e le hanno pubblicate sui social media con cadenza settimanale. Ogni infografica raccontava un progetto con foto, numeri di impatto e la testimonianza di un beneficiario. Il risultato è stato un aumento del 45% delle donazioni online nel trimestre successivo. La versione cartacea, ridotta a 8 pagine focalizzate sui risultati, è stata inviata ai 200 maggiori donatori, generando un tasso di rinnovo delle donazioni del 78%.

Questo approccio dimostra come un adempimento possa diventare il fulcro di una strategia di crescita. Per comprendere a fondo il potenziale di questo strumento, è importante partire dalle basi, rivedendo come il bilancio sociale possa essere trasformato in un asset strategico.

Affrontare il percorso di iscrizione e mantenimento nel RUNTS con un approccio metodico e consapevole trasforma la burocrazia da ostacolo a processo gestibile. La chiave è la prevenzione e la conoscenza dei meccanismi, non la reazione affannosa alle richieste. Per mettere in pratica questi consigli, il prossimo passo consiste nell’utilizzare questa guida come una vera e propria checklist operativa per auditare la vostra posizione attuale e pianificare le azioni future.

Domande frequenti sul Bilancio Sociale e il RUNTS

Per quali ETS è obbligatorio il bilancio sociale?

È obbligatorio per tutti gli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori a 1 milione di euro all’anno. Inoltre, è sempre obbligatorio per tutte le imprese sociali, indipendentemente dal loro volume di ricavi, e per i Centri di Servizio per il Volontariato (CSV).

Quali elementi deve contenere obbligatoriamente?

Il Bilancio Sociale deve seguire le linee guida ministeriali e includere obbligatoriamente: la metodologia adottata per la sua redazione, informazioni generali sull’ente (missione, valori), la struttura di governance e amministrazione, dettagli sulle persone che operano per l’ente (dipendenti e volontari), una descrizione chiara degli obiettivi e delle attività svolte, e un’analisi della situazione economico-finanziaria con dati sull’impatto generato.

Entro quando va depositato al RUNTS?

Il Bilancio Sociale deve essere depositato presso il RUNTS entro il 30 giugno di ogni anno, contestualmente al deposito del bilancio d’esercizio. Prima del deposito, deve essere formalmente approvato dall’organo interno competente, secondo quanto previsto dallo statuto dell’ente (solitamente l’assemblea dei soci).

Scritto da Marco Valenti, Avvocato specializzato nella riforma del Terzo Settore con oltre 15 anni di esperienza nella consulenza legale per associazioni e fondazioni. Esperto in adeguamenti statutari, iscrizione al RUNTS e gestione della compliance normativa per gli Enti del Terzo Settore (ETS).